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L’architetto del futuro: una carriera in ascesa o in declino?

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Da una ricerca dell’Università di Oxford del 2013 ho letto che entro il 2040, più del 50% dei lavori ad oggi esistenti scompariranno. Il tema dell’intelligenza artificiale e dell’apprendimento automatico, è un fenomeno recente nella storia della civiltà umana. E’ stato ideato circa venti anni orsono per compiti molto semplici tipo il riconoscimento automatico del codice di avviamento postale nelle buste per arrivare ora a impegni più complessi fino all’impiego nella medicina. Il processo di sostituzione è molto semplice: la lettura dei dati iniziali e la loro elaborazione per ottenere una diagnosi è molto più preciso e infinitamente più veloce della mente umana che l’ha generato. L’architettura non è immune dallo sviluppo dell’apprendimento automatico in quanto il settore del design parametrico è in costante ascesa e promette una maggiore efficienza ed efficacia del processo di sviluppo di progetti architettonici. Si tratta sicuramente di un’evoluzione del Computer Aided Design (CAD) verso una logica di progettazione molto più complessa, dove la rappresentazione è sostituita dalla simulazione e dalla generazione di forme. Il design parametrico, detto anche progettazione generativa, sostituisce di fatto alcune mansioni dell’architetto, come quelle dell’ideazione, discussione e analisi nelle fasi iniziali.

Nel 2019 praticare l’architettura in Italia è un mestiere più complicato e difficile che altrove e il futuro è decisamente in salita. La difficoltà deriva principalmente dal declino, che sembra inarrestabile, del progetto inteso nella sua capacità di anticipare ciò che verrà. L’iper-legislazione, i deliri burocratici e normativi, sostituiscono il progetto con una noiosissima produzione di carte inutili che annullano inesorabilmente ogni possibilità di un futuro migliore. Il risultato è un decadimento culturale di cui tutta la società contemporanea e responsabile, ognuno per la propria parte. Compresi gli architetti.

Che cosa può fare l’architetto nel futuro prossimo per evitare il declino della professione?

Deve:

-ascoltare le necessità di chi abita la città e il paesaggio,

– arricchire la conoscenza per divenire più preparato a risolvere problemi complessi e nuovi, 

-essere capace di anticipare il cambiamento,

-dare il suo contributo di creatività e innovazione per arricchire la vita della comunità di spazi e forme belle,

-essere ricercato per la capacità di progettare e la capacità di collegare concetti esistenti in modo diverso e utile.

Il progetto di architettura è creatività: riuscire a generare qualcosa che ancora non esiste, ma una volta riconosciuto non se ne può più farne a meno. E ricordiamoci che il carburante della creatività non è il talento ma la conoscenza. In più un architetto deve saper stare al passo con i tempi studiando tutti i vari processi di innovazione che non è nient’altro che un modo nuovo di fare le cose capaci di produrre un cambiamento positivo. E sviluppare la conoscenza, l’etica, la responsabilità, il rispetto per il bene comune, l’amore per il progetto organizzando ogni giornata a puntino: il suo compito è di regolare l’attuazione del mestiere di architetto.

Quindi che dire?

Amici miei e colleghi,

rimbocchiamoci le maniche e crediamo nel nostro mestiere!

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