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Ispirarsi al Rinascimento

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Il monaco di Vallombrosa Agnolo Fiorenzuola riferisce nel suo trattato “Sopra la bellezza della donna”che c’erano dei ben precisi canoni estetici durante il periodo rinascimentale che erano quello di avere i capelli folti, lunghi e di un biondo caldo che si avvicina al bruno,la pelle doveva essere lucente e chiara, gli occhi scuri, grandi ed espressivi con un tocco di azzurro nel bianco della cornea, il naso non doveva essere aquilino, la bocca piccola e carnosa, il mento rotondo con la fossetta, il collo tornito e piuttosto lungo.
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Archiviato il Medioevo, epoca in cui la bellezza fisica femminile era considerata dominio del maligno, nei secoli successivi il corpo femminile ritorna a ricevere apprezzamenti, ad avere affermazioni positive, che spingono verso lo spirituale, verso il divino , tutto questo poi ispirerà l’amor cortese: la donna verrà così idealizzata.
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Anche a quel tempo le donne si sottoponevano a decolorazioni aggressive ispirate alle tinture per i tessuti, per idratare e ringiovanire la pelle usavano unguenti. Caterina Sforza Riario ci tramanda una stranissima ricetta: racconta che una specie di pozione veniva messa entro il ventre di un piccione di razza pisana ben bollito, da cuocere ben coverto in acqua . Bisognava poi distillare l’acqua e lavarsi con questa il viso mattina e sera per avere una pelle bellisssima.
Ancor oggi le pettinature d’ispirazione rinascimentale non sono andate perdute, basti pensare ai capelli lasciati morbidi lungo le spalle ben separati da una riga in mezzo, basti ricordare le romantiche trecce, i piccoli accessori e i gioielli da aggiungere alle acconciature, o il ferronière ovvero un cerchio disposto sulla fronte con una pietra preziosa al centro.
A quel tempo non esistevano le abbronzature, l’incarnato era pallido con le gote appena rosate.
Ricordo che per chi ne volesse sapere di più che  fino al 31 dicembre 2013 Villa Bardini a Firenze ospita la Mostra “Il Rinascimento da Firenze a Parigi”.

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