Oggi parleremo del rapporto tra il linguaggio dell’Architettura contemporanea e le figure archetipe. Da dove è nata l’Architettura? Riflettiamoci insieme…

L’archetipo dal greco antico arché=principio, origine, tipos= primo modello, marchio, primo esemplare, immagine primordiale. Ed allora quali furono le prime forme di Architettura?

I primi esempi risalgono all’età preistorica in particolare all’Età del Bronzo; si trattava di Architetture megalitiche basate sull’uso di grandi blocchi di pietra. Tutto incominciò con i dolmen, i menhir, i cromlech e i nuraghi.

Cos’è il Menhir? Menhir nella lingua bretone significa pietra lunga ed è  costituito da un unico blocco di pietra posto verticalmente sul suolo.

Cos’è il Dolmen? Nella lingua bretone significa tavola di pietra: erano costruzioni costituite da due pietre verticali sormontate da una o più grosse lastre disposte orizzontalmente (sistema trilitico).

Cosa sono i Cromlech? Nella lingua bretone significa circoli di pietra: erano costruzioni circolari formate da pietre poste verticalmente sul terreno coperte da grandi lastre di pietra.

Cosa sono i Nuraghi? Sono un particolare tipo di costruzione megalitica che si trova in Sardegna, erano case-fortezza ed emblema della struttura sociale delle popolazioni di pastori sarde. Ad oggi il linguaggio dell’Architettura si è evoluto e non poco grazie  alla scoperta  di nuovi materiali e l’idea del costruire è mutata nel corso degli anni grazie all’utilizzo delle grandi tecnologie. Si sono susseguite correnti differenti, modi di intendere e di vivere edifici e architetture diverse (dall’Architettura greca, romana, bizantina, romanica, gotica, rinascimentale, barocca, a quella del Settecento, dell’Ottocento, del Novecento e a  quella Contemporanea). Ognuna con il proprio pensiero, il proprio modo di vedere, i  caratteri distintivi ed un nuovo modo di costruire.

Domen-Nuraghi-Cromlech-Menhir

Pensiamo al Novecento: il linguaggio dell’Architettura Contemporanea è completamente mutato rispetto agli anni precedenti: vi è l’assenza di decoro, le linee e le forme sono pulite e molti altri caratteri mutano rispetto  agli anni precedenti. Il Razionalismo è stato il punto di partenza di un movimento contraddistinto da un approccio logico e funzionale ai problemi urbanistici, architettonici e costruttivi. Le parole chiave sono funzione, razionalità, economicità, serialità, riproducibilità. Ricordiamo Le Corbusier con  Villa Savoye e il suo testo ” Vers une Architecture” con i famosi cinque punti, William Morris con la Red House e Mies Van Der Rohe con Casa Farnsworth.

E oggi?

C’è la scomparsa quasi generale della figura isolata del progettista in quanto in Architettura le produzioni sono prevalentemente espresse da sforzi collettivi. La comunicazione ad oggi è un elemento primario dell’oggetto architettonico sia come atto che lo genera sia come obiettivo da raggiungere.

Ma la vera rivoluzione da non sottovalutare nella trasformazione del linguaggio architettonico è la possibilità di utilizzare software specializzati per la produzione CAD. L’ Architettura si avvale sempre di più degli strumenti: è usato il modello orizzontale cioè riferito al disegno bidimensionale che elabora e gestisce i dati progettuali, separando gli elaborati grafici da quelli afferenti all’area economica-amministrativa. Il modello verticale è un sistema di progettazione che permette di gestire i dati all’interno di un unico modello tridimensionale. Un elemento da considerare è quello fornito dall’evoluzione tecnico-strutturale dei rivestimenti: si usano materiali che non si pensava di utilizzare in Architettura e si scoprono nuovi modi di trattare i materiali tradizionali. Si è orientati a garantire la massima sostenibilità ambientale. Altro punto chiave dell’Architettura contemporanea è lo svolgimento di grandi eventi sportivi o culturali come le Olimpiadi e le Expo, manifestazioni di questo genere sono diventate il pretesto per la creazione di Opere architettoniche di altissimo livello.

Nel panorama attuale vi è un “pluralismo contemporaneo” ossia si rilevano forme differenti, diverse modalità di edificare.

A parer mio quello predominante è il  DECOSTRUTTIVISMO di Zaha Hadid e di Frank Gehry, ricordiamo a questo proposito l’Heydar Aliyev Centre a Baku in Azerbaigian e  il Guggenheim Museum di Bilbao come massimi emblemi del periodo.

Guggenheim di Bilbao di Frank Gehry

Guggenheim di Bilbao di Frank Gehry

Zaha Hadid-Heydar Aliyev Centre

Heydar Aliyev Centre di Zaha Hadid

Riporto delle parole di Bruno Zevi: “I DECOSTRUTTIVISTI METTONO SOTTO PROCESSO GLI ARCHITETTI INTENTI A PRODURRE FORME PURE BASATE SULL’INVIOLABILITA’ DI FORME GEOMETRICHE ELEMENTARI INCONTAMINATE, EMBLEMI DI STABILITA’, ARMONIA, ORDINE, UNITA’ NELLE LORO OPERE, DA EISENMAN A GEHRY A KOOLHAS A LIBESKIND, L’ ARCHITETTURA E’ UN AGENTE DI INSTABILITA’, DISARMONIA, INSICUREZZA, SCONFORTO, DISORDINE E CONFLITTO.”

 

Il linguaggio che oggi noi tutti chiediamo all’Architettura è la capacità di stupirci, di attrarci con un ritorno alla severità nelle forme e nei materiali, ad elementi estetici del moderno con finalità educative, con un uso sempre più speciale e mirato dei materiali e con l’utilizzo degli spazi in relazione al loro rapportarsi con elementi naturali.

Leave A Comment

Your email address will not be published.

7 Responses to “Il linguaggio dell’Architettura contemporanea e le figure archetipe”